Aprilia e il progetto RSW-2 500

Il sogno di Aprilia di aggiungere alla lunga sequenza di trionfi in 125 e in 250 una vittoria nella classe regina del motomondiale (la 500cc prima, la MotoGP oggi) non è storia recente. Al principio di questa storia affascinante troviamo un ingegnere olandese, Jan Witteveen.

L’intuizione di Witteveen
Fu lui, a capo del reparto corse di Noale dal 1989, a notare analizzando i tempi sul giro e le performance delle 250cc da GP che i tempi di percorrenza in curva delle quarto di litro erano spesso inferiori a quelli delle 500cc. Iniziò così a sognare una bicilindrica leggera, completamente made in Italy, che fosse in grado di rendere la vita difficile alla concorrenza giapponese. Sfruttando il regolamento (che ammetteva alla classe 500 moto bicilindriche di peso ridotto), nel ‘94 portò al debutto a Jerez de la Frontera la prima Aprilia 500 (cilindrata 410cc), pilotata da Loris Reggiani.

Aumento di cilindrata
Il primo risultato fu confortante, con il nono posto finale al traguardo, ma il progetto stentò a decollare. Troppo alto il gap di potenza con le 500cc a quattro cilindri, dotate di motori più performanti che permettevano loro di non patire la minore maneggevolezza nei tratti di pista più “guidati”. Fra il ‘96 e il ‘97, per cercare di ovviare a tutto ciò, la cilindrata del propulsore Aprilia venne via via aumentata, prima a 430cc e poi a 460cc. I risultati però non furono all’altezza delle aspettative (se si eccettua il terzo posto di Doriano Romboni ad Assen ‘97), tanto che all’inizio del 1998 si decise di optare per un anno sabbatico.

1999, ritorno con podio
L’Aprilia RSW-2 500 del ‘99, con motore ridisegnato e a cilindrata piena, era un piccolo bolide da oltre 140 CV per 110 kg di peso; aveva un telaio a doppia trave inclinata in alluminio, forcella Ohlins a steli rovesciati e cerchi da 17″ sia all’anteriore che al posteriore. Affidata per la stagione a Tetsuya Harada, ottenne il terzo posto a Le Castellet e a Donington Park, dopo due gare maiuscole del piccolo giapponese. La RSW-2 500 però era una moto che, per primeggiare, aveva bisogno o di vere e proprie imprese del pilota o di condizioni (anche climatiche) favorevoli. L’anno dopo ad Harada si affiancò Jeremy McWilliams, che bissò i risultati del collega l’anno precedente salendo sul podio al Mugello e di nuovo a Donington, dove la moto italiana numero 99 restò a lungo in testa, sfiorando un risultato storico nel pomeriggio della prima vittoria in 500 di Rossi.

Addio alle armi
Ma i tempi stavano cambiando e con il nuovo regolamento e l’avvento delle MotoGP l’epoca delle due tempi si poteva considerare virtualmente chiusa. Aprilia decise così di lasciare nuovamente la 500 per concentrarsi sullo sviluppo della nuova RS Cube, in pista dal 2002. Il progetto RSW-2 500 di Jan Witteveen non era riuscito a ottenere la tanto agognata vittoria ma, a suo modo, aveva scritto una piccola pagina della storia di questo sport.